I TRE PRINCIPI RACCONTATI DA ALESSANDRO SARAMIN

I TRE PRINCIPI RACCONTATI DA ALESSANDRO SARAMIN
 

1)    Tre principi: un nome che incuriosisce. Ci puoi spiegare di che cosa si tratta?

 

Tre Principi è il nome che utilizziamo allo stesso tempo, sia per descrivere un approccio – più che un approccio, chiamiamolo comprensione – alla vita, alle relazioni, alla felicità, al benessere, sia per definire ciò che permette a noi esseri umani di fare esperienza della vita stessa. Essenzialmente sono tre dati di fatto sulla natura umana: il fatto che siamo vivi, il fatto che facciamo esperienza della vita e il fatto che pensiamo. Questi Tre Principi sono sempre presenti nella nostra esistenza, in ogni ambiente e in ogni ambito e determinano il 100% dell’esperienza che facciamo come esseri umani.

Stiamo parlando di cose semplici, ma ognuno di questi Tre Principi ha una grande profondità, e più noi riusciamo cogliere l’effetto che ognuno di questi Tre Principi ha nella nostra vita, più la nostra esperienza di esseri umani cambia e cambia in direzione di un maggior benessere, di una maggior serenità, di una maggior pace mentale, di una maggiore semplicità, chiarezza, connessione con le altre persone.

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2) Che cosa differenzia i Tre Principi da altre discipline affini come ad esempio la Pnl?

Prima di conoscere questo approccio ai Tre Principi io ho ricercato la direzione del benessere umano, della felicità umana e della performance umana per vent’anni.

Tutto quello che ho studiato ricadeva grosso modo in tre categorie. La prima era basata sull’approccio motivazionale, che utilizza una fonte esterna (un libro o uno speaker) la quale attraverso le sue parole, le sue metafore e i suoi esempi va a risvegliare qualcosa nella persona. Va a risvegliare un’energia, una passione, una motivazione, va a dare nuovi pensieri alla persona e questi nuovi pensieri portano con sé quell’energia che permette alla persona di fare qualcosa che prima da solo non era in grado di fare: ad esempio trovo l’energia per mettermi a dieta.

C’è un problema però con l’approccio motivazionale: poiché di solito questo tipo di spinta viene dall’esterno e quando la fonte di questa si allontana, a meno che la persona non sia in grado da sola di mantenere quei pensieri, quei ricordi, la motivazione tende a calare, a svanire, e quindi anche l’energia. Così la persona spesso ritorna in una situazione simile o talvolta peggiore rispetto a quella di partenza. Questo spiega perché gli interventi motivazionali nelle aziende tendono ad avere, a lungo andare, risultati negativi. Chi sperimenta un picco di motivazione che poi cala, si sente spesso più deluso e insicuro.

Il secondo approccio è quello delle tecniche, delle idee e dei consigli. Una buona idea è una buona idea ma, nonostante a livello logico possiamo comprendere la loro validità, non sempre siamo poi capaci di viverle. Il problema della buone idee è che funzionano soprattutto per chi ha avuto quella buona idea. Spesso chi pratica questo metodo crea dentro di sé il mito dell’esperto. L’esperto è chi ha sviluppato il suo sistema, nel suo percorso di crescita. Questo sistema ha funzionato per lui sì, ma non siamo tutti uguali. Il carattere non è uguale, le emozioni non sono uguali, nemmeno le nostre circostanze di vita sono uguali. Non possiamo incastrare la vita in un modello.

Anche in questo caso, chi usa una tecnica e non ottiene il risultato è delusa, inizia a pensare di essere “sbagliata”. Un altro lato negativo è che devi ricordarti di usarla, di applicarla. Di buono dell’approccio delle tecniche c’è che, a differenza del primo metodo, la tecnica se funziona non sparisce, la puoi riutilizzare. Il terzo metodo è quello della riprogrammazione che vede l’essere umano come una sorta di computer con una serie di schemi di pensiero abituali. Alcuni di questi schemi di pensiero funzionano, altri ci portano a fare cose di cui poi ci pentiamo, o a provare sensazioni spiacevoli, o a non ottenere i risultati che desideriamo. L’idea nell’approccio della riprogrammazione è quello di sostituire i vecchi pensieri che non funzionano con uno nuovo pensiero. Un vecchio schema con un nuovo programma. Può essere una buona idea ma: prima di tutto non è facile cambiare uno schema di pensiero, poi una volta che hai sostituito il pensiero con uno nuovo più positivo, quello che hai non è altro che un altro schema che in futuro potrebbe non essere più adeguato. Ma allora devi riprogrammati di nuovo nella speranza che quello sia il pensiero giusto e definitivo.

Ho studiato Programmazione Neuro Linguistica per undici anni, l’ho insegnata per sette. Avevo sperimentato altri approcci ma tra tutti, quella che consideravo la mia arma vincente era la Pnl, mi sembrava lo strumento più affidabile per me, mi dava risultati più prevedibili. Non funzionava sempre e aveva le sue limitazioni, ma era quello che fino ad ora rappresentava il meglio che avevo trovato.

Quindi, quando ho parlato dei Tre Principi con un mio amico per la prima volta mi è venuto spontaneo fare un confronto proprio con la Pnl e la grande differenza è questa, facciamo un esempio: mentre dormi hai un brutto incubo. Le immagini che vedi nella tua mente vengono sperimentate come reali e ci spaventano. Quello che fa la Pnl non è altro che sostituire all’incubo un bel sogno. I Tre Principi invece ti svegliano e ti dicono che era solo un incubo. Puoi sognare qualsiasi cosa, ma poi ti svegli. Non sei più costretto a vivere in un sogno pensando che sia la realtà.

 

 

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3) Come mai hai iniziato a farti domande sulla crescita personale?

 

È stato un viaggio in cui non saprei riconoscere l’inizio. Io sono sempre stato fin da quando ero bambino molto introverso, insicuro, timido, un po’ nel mio mondo. E questo credo abbia giocato un ruolo importante. Nel senso che, forse, se fossi sempre stato estroverso, di successo con gli amici, con le ragazzine, nella scuola, se la mia esperienza di vita fosse sempre stata rose e fiori non mi sarei mai fatto queste domande. O forse me le sarei fatte più avanti.

Una delle tappe fondamentali è stata quando ho cominciato a studiare Arti Marziali, perché da lì ho cominciato ad affascinarmi alle filosofie orientali. Ci concentravamo sull’aspetto fisico, sugli aspetti mentali e spirituali della persona. Quindi ho iniziato a interessarmi alla meditazione, alle varie religioni orientali, alla Visualizzazione e a tutta una serie di discipline. È stato come andare giù lungo a un fiume: a volte più veloce, altre più lento, a volte c’erano delle rapide…

Un altro punto chiave della mia vita lo colloco nel 2001, quando mi sono avvicinato alla Pnl. Ho avuto la fortuna di formarmi con persone professionalmente capaci e umanamente stupende. La Pnl riusciva a dare a me e ai clienti delle risposte, ma a un certo punto ho iniziato a sentirne i limiti.

Ero sì più abile a realizzare ciò che volevo, ma questo mi costava fatica e non necessariamente portava il benessere e l’appagamento che speravo di ottenere nel realizzare gli obiettivi, nel migliorare la mia relazione, nell’aumentare il fatturato. Sentivo che c’era qualcosa che mancava di sottofondo. In più vedevo tanti miei colleghi, tanti clienti miei e di altre scuole di Pnl avere lo stesso problema. Era come se fossimo in una ruota per criceti: mentre la persona accanto a loro camminava su questa ruota, sperando di arrivare un giorno da qualche parte, io e tante altre persone abili a raggiungere gli obiettivi, stavamo semplicemente correndo, ma il problema della ruota per criceti è che più veloce vai, più la ruota gira.

Quello che cercavo era sempre un po’ più in là: “Quando questa cosa sarà cambiata, io sarò felice”, dicevo. “Quando avrò questa qualità allora andrò bene come persona, sarò in pace con me stesso”, Quando mia moglie avrà cambiato questo o quello nel suo comportamento avrò una relazione straordinaria”, ecc. Ma sia che mi ponessi o meno gli obiettivi, il mio benessere era o di breve durata o in là nel tempo.

 

4) Come hai conosciuto i Tre Principi? Potresti raccontarci la tua esperienza?

 

Mi sono imbattuto con i Tre Principi nel 2009. All’inizio devo ammetterlo, mi   sono entrati da un orecchio e usciti dall’altro. La seconda volta che ho avuto modo di considerarli mi sono sembrati ovvi e scontati. La terza volta è stata quella fortunata: mentre rileggevo e ascoltavo parole che avevo già   incontrato in  precedenza, ho capito: mi sono sentito come se mi scaricassi un macigno dalle spalle.

Allora mi sono detto “Vediamo cos’è!”. Così ho iniziato ad esplorare i Tre Principi. Dopo una settimana ho detto a mia moglie Chiara: “Ho due cose da dirti:  uno non insegnerò più Pnl e due esplorerò questo approccio”.

Lei l’ha presa bene inizialmente. Le è sembrata un’ottima idea, perché anche lei aveva iniziato a vedere nella Pnl dei limiti e mi ha sentito congruente nell’intraprendere questa strada, quindi era contenta per me. Poi, quando ho iniziato ad appassionarmi e ad approfondire i Tre Principi, sapendo che avevo la tendenza a prendere il “metodo del momento” e innalzarlo al ruolo di salvatore della mia vita e dell’umanità e trasformarlo quasi in una religione personale, lei stessa ha avuto un’enorme resistenza nei confronti di questo approccio. È capibile, nel senso che quello che noi abbiamo appreso negli ultimi due anni mette in discussione tutto quello che abbiamo studiato nei 22 anni precedenti e tutto quello che pensavamo di sapere sulla felicità, sul successo, sulle relazioni, sul benessere, sulla vita è stato stravolto.

Per questo mi reputo fortunato: è stato incredibilmente facile per me chiudere una porta e dedicarmi a questo, anche se sapevo quello che lasciavo ma non sapevo cosa avrei trovato.

Nel chiudere con Pnl ho chiuso con tutto ciò che avevo creato, anche dal punto di vista professionale negli anni precedenti e non sapevo se questa cosa sarebbe stata insegnabile, se sarebbe stata accolta, se sarei stato in grado di trasmetterla, se sarei stato in grado di trasformarla o no in una professione.

Non rimpiango una virgola di quello che ho appreso in passato. La Pnl così come tutto ciò che ho imparato fanno parte della mia esperienza e del mio viaggio, ma sono discipline che oggi non uso più, e non le trovo più utili.

Quando ho iniziato ad approcciare i Tre Principi una delle domande che andava nel background della mia mente era: come ci faccio stare dentro tutto ciò che ho appreso in modo che io non debba rinunciare a niente di quello che ho accumulato fino ad ora? Questo un po’ mi ha rallentato all’inizio, cercavo di poter adattare i Tre Principi a quello che sapevo. Fortunatamente per me è stato un periodo breve, a parte qualche ricaduta e qualche momento di crisi. Mi reputo graziato, nel senso che è stato facile fare il salto. Una settimana dopo mi sono approcciato con mente aperta.

Per Chiara i primi mesi sono stati sfidanti. Io non ho mai cercato di insegnarle i Tre Principi, c’era un’avversione a pelle tra lei e questo approccio, che poi si è risolta nel giro di qualche mese, perché quello che lei ha sperimentato, pur senza conoscere i Tre Principi, è stato un cambiamento in meglio in me e nella nostra relazione.

 

5) Che cos’è di questo metodo che ti ha colpito di più?

 

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La cosa che mi piace dei Tre Principi è la sensazione che provo quando guardo in quella direzione. È difficile spiegarlo a parole, è un sentire più profondo, è un senso di serenità, è un senso di semplicità, (che certo va e viene: ci son giorni in cui sento di più e giorni in cui sento di meno e reagisco con pensieri che nascondono un po’ questa sensazione).

Quello che i Tre Principi hanno fatto per me è questo grande senso di pace mentale, indipendentemente dalle circostanze, di un grande benessere indipendentemente dalle circostanze. Mentre prima la mia felicità dipendeva dal raggiungere o meno un obiettivo, dal fare o meno quella cosa, dal diventare o meno la persona con quelle caratteristiche, ora quelle stesse cose sono gratis e sono sempre a mia disposizione in ogni momento.

Questo non vuol dire che le senta sempre, perché io posso intromettermi nel sistema e apparentemente separarmi da queste sensazioni, ma se io non interferisco questa pace mentale, questa chiarezza, questo benessere, questa connessione con le persone, sono qui. E non è solo dire che la felicità è dentro di me, come abbiamo sentito tante volte, è il rendermi conto che la felicità è la mia impostazione predefinita, lo star bene con me stesso è lo stato naturale.

 

6) E che cosa può intervenire a turbare il nostro stato di benessere?

 

L’unica cosa che può farlo è il nostro pensiero insicuro, un pensiero insicuro, un qualsiasi pensiero insicuro, e visto che non c’è limite a quello che possiamo pensare, può esserci un’infinità di pensieri insicuri.

La chiave è che siamo sempre a un singolo pensiero di distanza dal nostro benessere, non importa che pensiero stia facendo in questo momento, quanto spaventato sia, preoccupato sia, agitato sia, deluso sia, insoddisfatto sia, terrorizzato sia: sono sempre e solo a un pensiero di distanza da quel benessere.

Il pensiero è come una nuvola che passa davanti al sole, la nuvola non può spegnere il sole, non può mandarlo via, non lo può allontanare, non lo può diminuire di intensità, può solo offuscarlo per un attimo. Nel momento in cui passa la nuvola noi non sentiamo più il calore sulle pelle e quindi anche nel nostro linguaggio diciamo: “Oggi non c’è il sole”. In realtà il sole è sempre lì, e non importa quante nuvole ci passino davanti, continua essere altrettanto grande altrettanto potente e altrettanto caldo.

Il nostro benessere è la stessa cosa, non è mai in discussione. La vita, le altre persone, le circostanze, gli eventi che ci accadono non possono in alcun modo intaccare il nostro benessere, non possono allontanare, non possono diminuire, o offuscare il nostro benessere, non possono lasciare una ferita nel nostro benessere.

L’unica cosa che può nascondere il nostro benessere è il pensiero.

[button color=”#773101″ background=”#FEC123″ size=”medium” src=”http://www.errekappa.net/prodotto/qualcuno-avrebbe-dovuto-dirtelo-versione-cartacea/”]Semplici verità per vivere bene[/button]

7) Alessandro, ci potresti aiutare a capire meglio? Ti faccio un esempio: se muore una persona a cui teniamo, noi possiamo provare il pensiero del dolore che potrebbe offuscare il nostro stato di benessere, ma anche quando il pensiero poi passa, il senso di vuoto e la sofferenza restano lo stesso…

 

Il dolore rimane finché rimane il pensiero. Esiste un fatto ed esiste un pensiero. Il fatto è oggettivo, ma la nostra esperienza del fatto per definizione è soggettiva. Quando scoppia un incendio, sul luogo dell’incidente c’è anche il camion dei pompieri, ma non sono loro ad averlo creato. Il fatto che ci siano entrambe le cose non vuol dire che siano necessariamente legate, se pensi ad una persona a cui è morto qualcuno, ci sono momenti in cui la persona è distrutta, ci sono dei momenti in cui lo è un po’ meno, momenti in cui è serena anche solo per 5 minuti e poi torna distrutta, ci sono dei momenti in cui è felice anche solo per un’ora un giorno, un minuto, ma per tutto il tempo la persona rimane morta.

Cos’è che cambia? Se ci penso o se non ci penso, ma soprattutto come ci penso. La persona soffre se in quel momento c’è un pensiero di sofferenza, se pensi ai momenti belli che hai passato con lei proverai gratitudine, non sofferenza. Tu senti quello che pensi.

Noi sentiamo sempre e solo il nostro pensiero sul mondo non il mondo. Quindi se ci sentiamo sereni, non è perché il mondo è il luogo di pace, amore e felicità, ma perché in quel momento noi abbiamo dei pensieri di felicità. Se siamo spaventati, non è perché il mondo è un luogo buio, cupo, triste e spaventoso ma perché in quel momento abbiamo un pensiero spaventato. Se ci sentiamo insicuri non è perché quella ragazza è troppo bella per chiederle il numero di telefono, ma perché noi nella nostra testa abbiamo un pensiero insicuro noi non sentiamo la ragazza sentiamo il nostro pensiero sulla ragazza.

Noi non sentiamo la nostra relazione o la persona che amiamo, noi sperimentiamo il pensiero che abbiamo sulla nostra relazione o sulla persona che amiamo. Non sperimentiamo il nostro lavoro, il nostro capo e il nostro collega, noi sperimentiamo e sentiamo sempre e solo il pensiero che abbiamo sul nostro lavoro, il nostro capo e il nostro collega. Questo spiega perché un giorno sono innamorato del mio lavoro e il giorno dopo posso odiarlo a morte, o che un minuto prima posso divertirmi con il mio collega e 10 minuti dopo essere arrabbiato con lui.

 

8) Come si possono applicare questi Tre Principi nella vita di tutti i giorni?

I principi: Mente, Pensiero, Consapevolezza, sono in realtà solo delle etichette che puntano in una direzione, ma il concetto fondamentale è che questi Tre Principi sono sempre attivi nella nostra vita, un po’ come la forza di gravità. La forza di gravità esiste sia che tu la conosca sia che tu non la conosca, che tu sappia come funzioni o che tu non lo sappia, però esiste nel 100% nella tua vita.

Non è che tu possa applicare o non applicare la forza di gravità. C’è. Noi non possiamo applicare i Tre Principi perché ci sono sempre. Una cosa differente è la comprensione dei Tre Principi ed è qui che si aprono possibilità infinite. Più noi comprendiamo come questi Tre Principi operano nella nostra vita, più la qualità della nostra vita migliorerà.

 

9) Come possono cambiare la vita di coppia?

 

Possono cambiarla in qualsiasi modo: ci sono persone che potrebbero decidere di lasciarsi, persone che potrebbero cominciare a stare assieme ad un livello totalmente differente.

Nel mio caso quello che la comprensione dei Tre Principi ha portato come conseguenza nella mia relazione è stata una relazione senza sforzo, senza fatica, migliore di quella di prima in termini di intimità ad esempio. Adesso c’è una maggiore connessione, c’è una maggiore comprensione, c’è un maggiore ascolto, c’è uno stare bene nell’essere chi siamo, c’è una maggiore autenticità e una confortevolezza nell’essere autentici, nel sapere che sei al sicuro nell’essere la persona che sei: non hai bisogno di fingere, non hai bisogno di esser qualcun altro. C’è una maggiore condivisione.

La cosa che ha fatto la differenza per me è che tutto questo è stato senza sforzo. Nei corsi matrimoniali sulle relazioni che abbiamo fatto io e Chiara era necessario lo sviluppo di 7 abilità e la pratica di 10 discipline. C’è un sacco da fare, da tenere a mente, da ricordare.

La cosa che lascia spiazzate le persone dei Tre Principi è che non c’è nulla da fare, non ci sono tecniche da imparare, non ci sono consigli o buone idee da mettere in pratica, non ci sono discipline da coltivare, non ci sono comportamenti o prescrizioni da mettere in atto. Semplicemente, a mano a mano che la tua comprensione della natura dell’esperienza umana, del benessere, della serenità, della pace mentale, di come i Tre Principi creano la nostra esperienza, aumenta tu rispondi diversamente, non perché pensi di doverlo fare, ma perché rispondere nel vecchio modo non ha più senso.

Quello che fanno i Tre Principi è riconnettersi naturalmente a una fonte infinita di benessere e di saggezza in ogni momento. Ed è da quel benessere che un nuovo pensiero emerge, che una nuova parola emerge, che un nuovo comportamento emerge e non è necessario che lo pratichiamo o che ci ricordiamo di farlo, quando siamo connessi a quel benessere rispondiamo al mondo diversamente. E quando sperimenti il benessere la tua relazione cambia, il tuo lavoro cambia, la tua famiglia cambia, i tuoi comportamenti cambiano, le tue emozioni cambiano. Tu ti senti ritornato a chi sei davvero.

 

10) Ritieni che abbracciare i Tre Principi come stile di vita possa realmente aiutare le coppie a uscire da una crisi senza ricorrere a consulenti matrimoniali, ma soltanto avendo il coraggio di guardarsi dentro, trovando le risposte in se stessi?

 

Sì, assolutamente. Non posso vedere un contesto in cui la comprensione dei Tre Principi non possa essere illuminante. Ho conosciuto e studiato con persone che insegnano Tre Principi nelle prigioni, negli istituti psichiatrici, nei centri di disintossicazione, nei quartieri poveri delle città, quelli più criminali e violenti, quindi in qualsiasi ambito dal più comune, gruppi di persone che vogliono semplicemente migliorare la loro vita, a coppie, al rapporto genitori e figli. Questo approccio può essere applicato ovunque, perché è come la gravità: è sempre attiva in ogni situazione.

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11) Alessandro, tu sei un coach, quindi, oltre che credere profondamente in questa disciplina, la insegni. Ti è mai capitato nella tua carriera di riscontrare delle critiche o di incontrare sul tuo cammino persone scettiche riguardo ai Tre principi? Come gli hai risposto?

Sì, ho incontrato persone molto scettiche: me in primis, all’inizio di questo percorso. Mia moglie, una delle mie migliori amiche che ora è un insegnante dei Tre Principi.

In realtà però la mai professione è facile, perché non è complicato convincere qualcuno della forza di gravità. Tu sei qui, sei viva, stai pensando e stai sentendo, stai facendo un’esperienza di quello che io ti dico che può essere piacevole, spiacevole, di titubanza. Queste tre cose sono sempre presenti. Non ci sono tante obiezioni che puoi fare, perché è così. Se tu prendi una mela e la lasci cadere, cade, non ho bisogno di persuaderti per fartelo credere.

Tutto quello che devo fare nel mio lavoro è invitarti a guardare in quella direzione, aiutarti a vedere la mela che cade tanto per capirci, e la persona avrà la sua comprensione.

Quando lavoro con una persona o condivido con lei i Tre Principi non cerco di trasferire a lei la mia convinzione, cioè quello che io ho colto dei Tre principi, anche perché con le parole sarebbe difficile; quello che cerco di fare è voltare la testa della persona in quella direzione. Un esempio? Se io ho visto un tramonto, posso venire da te e descrivertelo, cercare di convincerti che è bellissimo, usare tutte le parole più entusiasmanti per descriverti le sue infinite varietà di colori, le sensazioni che ho provato in quel momento, oppure posso girarti e fartelo vedere. Quando lo avrai visto, mi dirai: “È vero, non era possibile spiegarlo a parole”, ma ora lo puoi ammirare, sai che c’è, e potrai spiegarlo secondo la tua esperienza, differente dalla mia.

 

12) Perché secondo te ci sono persone, soprattutto studiosi di altre discipline volte alla crescita personale, che hanno la presunzione di poter criticare questo approccio?

 

Uno dei motivi è che questo approccio mette in discussione tutto quello che pensi di sapere e che hai studiato fino ad ora. Un’altra cosa che lascia perplesse le persone e le mette sulla difensiva è l’incredibile semplicità dei Tre principi. Alcune rispondono: “È una vita che sapevo che non era così complesso”. Altri più dubbiosi e scettici invece affermano: “No no, non può essere così semplice”.

Un nostro amico che non è interessato a esplorare i Tre Principi in questo momento ci ha detto che “ci stiamo banalizzando” ed è la stessa cosa che ho pensato anch’io subito, ma non avevo colto la profondità; era una comprensione intellettuale la mia, non una comprensione profonda, sentita, una realizzazione intuitiva.

Devo dire che di solito le persone che ci mettono un po’ più tempo a cogliere questo approccio sono quelle che ne hanno studiati tanti prima. Forse per il fatto di dover realizzare che è molto più semplice di come credevano, forse perché pensano che il non utilizzare più tutte le tecniche apprese in passato equivalga ad avere perso tempo: non è così. Io sono convinto che il viaggio che ho fatto, compresi gli anni di Pnl e quelli chiusi in una scatola di legno a riepilogare la mia vita, siano stati necessari per me per arrivare a poter cogliere questo approccio.

Qualcuno non ne avrà bisogno. Io mi ricordo che quando ho parlato con il mio migliore amico dei Tre Principi sono stato felicissimo per lui e al tempo stesso l’ho odiato per qualche secondo: dopo solo cinque minuti che gli ho parlato di questo approccio è diventato tutto rosso, ha sentito che dentro di lui qualcosa stava cambiando: “Questa cosa è incredibile”, ha detto. Da lì la sua vita è cambiata. In soli cinque minuti.

Un cambiamento può avvenire in ogni istante. In ogni istante c’è un infinito potenziale di cambiamenti, perché c’è un infinito potenziale per un nuovo pensiero.

Non importa quanto dolorosa sia stata la tua vita, non importa quanto tu abbia sofferto, non importa quanto tu abbia praticato il tuo senso di colpa, la tua preoccupazione. Il pensiero può cambiare in un istante e nel momento in cui un pensiero cambia, il mondo cambia, il Tuo mondo cambia, la tua esperienza del mondo può cambiare.

Non importa quanto giovane sei, quanto vecchio sei, quante ne hai passate nella tua vita, se sei stato timido da bambino, se sei stato estroverso da bambino, se la tua vita è stata circondata da esperienze spiacevoli o sei nato nella bambagia, il tuo pensiero può cambiare in ogni istante. Ogni inizio può avvenire da ogni istante e, non so a te, ma a me dà un sacco di speranza questa cosa. Ed è una speranza che è basata non su un pensiero positivo, ma proviene da quello che possiamo riscontrare nelle persone. Quello che l’approccio Tre Principi fa è metterti in contatto con uno spazio in cui un nuovo pensiero può emergere.

 

13) Quindi alla fine per comprendere i Tre Principi basta accorgersi che esistono?

 

Non proprio, nel senso che questa semplicità dei Tre Principi è accompagnata da un infinito numero di livelli di comprensione. Mentre i Tre Principi in sé sono veramente molto semplici, la nostra comprensione di come agiscono nella nostra vita, sia quando siamo svegli che quando dormiamo, ha tanti livelli, ha infiniti livelli. Quindi, se noi comprendiamo un po’ della natura dei Tre Principi, avremo un certo cambiamento nella nostra vita, avremo un buon livello benessere, di chiarezza, di risposta alle circostanze, di pace mentale di connessione ecc. Ma mano a mano che la nostra comprensione della natura di questi principi aumenta, questo benessere aumenta, questa connessione, questa pace mentale aumentano in maniera proporzionale. Il fatto che ci siano infiniti livelli di comprensione, per me, è una notizia grandiosa, significa che non c’è limite alla capacità di libertà, serenità, creatività, di spensieratezza di intuizione che puoi sperimentare nella tua vita. Non c’è un interruttore acceso-spento: conosco i principi, non conosco i Principi. È quanto comprendo i Tre Principi.

 

Giulia Rossi