Il primo giorno di scuola elementare

Il primo giorno di scuola elementare

Il pensiero del primo giorno di scuola elementare spaventa sempre un po’ sia i bambini che i genitori.

Quando finisce la scuola materna e ci si prepara per affrontare il primo giorno di scuola elementare per i bambini c’è sempre un misto di curiosità, emozione ed eccitazione per il nuovo zainetto, l’astuccio pieno di sfavillanti pastelli dalle lunghe punte colorate, libri pieni di figure interessanti e lettere che nascondono e raccontano un mondo sconosciuto. Ma c’è anche timore come per ogni cosa nuova da fare lontano dalla mamma e dalla propria e da ciò a cui erano abituati.

I bambini a quest’età sono abitudinari, i riti e le routine quotidiane sono per loro fonte di sicurezza e tranquillità. È comprensibile quindi come un cambiamento così importante come il passaggio dalla scuola materna alla scuola elementare sia fonte di disagio; ma per fortuna i bambini a 6 anni sono anche molto flessibili e hanno una capacità di adattamento elevatissima oltre che un entusiasmo e una curiosità elevatissime, quindi passato il timore dei primi giorni, ognuno con i suoi tempi, si adatta alla situazione e trova una sua dimensione all’interno della classe, con le maestre e all’interno del percorso scolastico.

Il primo giorno di scuola elementare è una bella prova anche per i genitori che vedono i loro bambini indossare lo zainetto pieno di libri e quaderni e capiscono che il tempo passa e i loro cuccioli stanno crescendo. Davanti a scuola, quando le maestre escono per accogliere i bambini il primo giorno di scuola si notano occhi lucidi sui volti dei genitori, visi eccitati e un po’ tesi sui volti dei bambini e grandi sorrisi su quelli delle maestre che fanno di tutto per accogliere i nuovi arrivati nel migliore dei modi.

Integrazione

Una delle sfide più importanti della scuola moderna, non solo elementare, ma anche materna è l’integrazione. Bambini provenienti da culture diverse e bambini con abilità diverse si ritrovano insieme a compiere apparentemente lo stesso percorso, ma le difficoltà e le modalità con cui lo compiono sono spesso agli opposti. Le classi multietniche sono ormai la normalità, ma dagli adulti questa normalità nella pratica viene percepita come un’anormalità e comunque come qualcosa di problematico da gestire.

 

Mi vorrei soffermare ad osservare come la presenza di bambini stranieri o diversamente abili sia percepita dai bambini, perché è da loro che secondo me dovremmo imparare. Come dicevo prima la flessibilità di un bambino di 6 anni è invidiabile e la sua propensione all’adattamento e alla rapida risoluzione dei problemi nella maniera più semplice e istintiva dovrebbe essere un insegnamento prezioso per noi adulti.

Il libro di Elisa Cattini, La scuola a colori, è un esempio fantastico, anche se romanzato, di come la creatività e l’innata curiosità dei bambini possa essere fonte di ispirazione per tutti noi.

Senza il pensiero degli adulti, i bambini percepirebbero l’origine etnica diversa come le differenze fisiche dei loro coetanei come qualcosa di nuovo da scoprire. I bambini in età prescolare e scolare sono abituati a non conoscere e a imparare, è il loro modo naturale di crescere; sin da quando sono nati sono abituati a ritrovarsi in situazioni nuove, vedere cose nuove delle quali non conoscono il nome, l’utilizzo, l’origine e il perché. L’istinto del bambino è di chiedere per imparare, accettando quello che c’è come un dato di fatto.

I bambini non pensano: questo bambino non dovrebbe essere in classe con me o questa classe dovrebbe essere diversa. I bambini accolgono ciò che c’è, cercano di conoscerlo per comprendere se è qualcosa che a loro interessa: ci posso giocare? Cos’ha di interessante per me?

Queste sono le domande che i bambini, senza le idee e i pensieri degli adulti, fanno spontaneamente. Purtroppo quando arrivano in prima elementare hanno già ascoltato, visto e vissuto l’incontro con le diversità attraverso l’esempio degli adulti e spesso i loro comportamenti non sono più frutto del loro istinto, ma influenzati dalle idee che hanno imparato da noi adulti.

Vorrei imparare a guardare il mondo con gli occhi dei bambini e affrontare la vita con la loro flessibilità e la loro curiosità.

Elisa attraverso la Scuola a colori lo ha fatto, creando un racconto di bambini per bambini che ci mostra la loro saggezza innata nell’affrontare le situazioni nuove, ma anche mostrandoci come ogni azione, per quanto incomprensibile possa sembrare a noi adulti, è mossa da un bisogno interiore dei bimbi di vivere le circostanze al meglio agendo con gli strumenti che hanno e che conoscono.

 

Buona lettura e buona scuola!